Giulio Mazzarino
- FireflyinTheMeadow
- 2 giu 2021
- Tempo di lettura: 1 min
Capitolo II, "Beauté et innocencé"

Mazzarino era perversamente machiavellico nei suoi disegni diplomatici. Innocuo ai limiti dell'insignificante all'apparenza, ma dietro le tende aveva saputo giocare con le ambizioni e con le brame di potere della nobiltà intera come un burattinaio faceva con le sue marionette nelle piazze di mercato. La maschera di pacatezza e di imperturbabilità che indossava, anche di fronte alle ingiurie più infamanti che avevano dovuto sopportare, l'aveva portata molte volte sull'orlo della follia per l'irritazione, ma le avevano anche impedito di compiere errori irreparabili, spinta dall'impeto e dall'ira della giovinezza.
Se c'era una cosa che Anna gli invidiava e che non aveva mai compreso fino in fondo, era il contrasto che albergava nell'animo enigmatico del suo ministro, un morbido chiaroscuro degno delle tele del Correggio che il cardinale stesso tanto amava. Giulio alternava una leggerezza quasi fatua a una tempra più tenace del diamante con infinita maestria e sapienza. Sapeva essere spietato con i nemici e contemporaneamente capace di sorridere con inesauribile e genuina tenerezza. Erano sfaccettature ambigue del suo essere che le avevano suscitato da sempre sensazioni altrettanto discordanti: accanto a lui aveva paura, era esaltata e si sentiva compresa e amata più di qualunque altra donna al mondo, tutto nello stesso tempo. Dopo tanti anni, ancora non aveva afferrato pienamente cosa la tenesse legata a quello che molti consideravano un italiano mediocre e senza scrupoli. Ma qualunque cosa fosse, le aveva infuso tanta più vita quanto più si trovava circondata da morte.
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