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Noi che tignemmo il mondo di sanguigno

  • Immagine del redattore: FireflyinTheMeadow
    FireflyinTheMeadow
  • 2 giu 2021
  • Tempo di lettura: 9 min

E rieccomi qui con l'ultima recensione, prima della mia lunga pausa. Come sempre, sono felice e onorata di aver letto una delle storie più valide di questa piattaforma, "Noi che tignemmo il mondo di sanguigno", di andeloncurse. Il titolo della storia allude già a quello che è un chiaro omaggio a Dante. Lasciatemi dire che quello che l'autrice si era imposta non era affatto un'impresa facile in cui riuscire: se si vuole riprendere i contenuti della Divina Commedia, e non si è abbastanza maturi, capaci e autocritici come scrittori si rischiano scivoloni spaventosi. Ma questo non è certo il caso di Andelon, che ha saputo rielaborare con sapienza la storia dei tormentati e lussuriosi amanti infernali, Paolo e Francesca, consegnandoci un'opera del tutto nuova e unica nel suo genere.

I capitoli letti sono stati 85 su 85.

Credetemi, vi sembreranno infiniti, ma non è affatto così. Sono molto brevi e scorrono in modo meraviglioso, tanto che a volte mi sono ritrovata a leggerne anche 4-5 di fila, quindi non lasciatevi spaventare dall'apparente lunghezza e godetevi questo meraviglioso viaggio, nella speranza che l'autrice decida prima o poi di proseguire con un altro volume.


☀️ SINOSSI


Per me è breve, ma efficace. Riassume alla fine tutto ciò che il lettore deve sapere... e sì, diciamolo, omette quel tanto che basta a far cascare l'ingenuo topo di biblioteca tra le pagine, ignaro di tutte le volte che l'autrice lo farà soffrire. Ve lo scrivo come alert: Andelon è crudele con i suoi personaggi e i suoi lettori perfino più di me, il che è tutto dire. Però è una sofferenza giusta, ha il suo perché. Ha l'odore della denuncia di ciò che al mondo è bieco, il rifiuto della discriminazione, la condanna ferma della violenza, in qualsiasi forma essa si presenti. Sono sempre stata dell'idea che certe cose vadano lette, scritte e rese note, perché solo così non si corre il rischio di dimenticare. Grazie per aver portato dei contenuti così importanti, per aver toccato temi come l'amore puro, la sessualità e l'erotismo, quello sano, in una piattaforma dove la romanticizzazione del narcisismo impera sovrana. Non posso esprimermi sulla cover, ma lascia che ti dica che ho adorato i contenuti multimediali nelle tue storie: mi piacciano molto le musiche inserite nei media a inizio capitolo (non le ho ascoltate tutte, ma le sto recuperando) e credo che sia fantastico che Wattpad dia l'opportunità di inserire anche le immagini per poter godere anche dei dipinti molto particolari che hai inserito nei capitoli. Purtroppo i lettori a volte leggono senza ascoltare i contenuti multimediali, ed è un peccato, perché la musica è un mezzo potente, il più potente che io conosca per farci viaggiare in mondi lontani. Forse ancora più efficace della parola stessa.


☀️GRAMMATICA E STILE


Andelon è pura poesia perfino quando descrive le scene più difficili, crude e violente. È fluida e corretta e l'ammiro perché non ho trovato nemmeno un errore da segnalarle, cosa piuttosto rara da riscontrare qui su Wattpad. Autrice, come fai? Rivela il tuo segreto, insegnami a far sparire i mostri dai miei scritti! Non ci sono punti dove il registro utilizzato fosse fuori posto, o poco consono all'ambientazione storica.


Nelle descrizioni di Andelon, nei suoi dialoghi, I personaggi sembrano davvero vivi. I loro gesti e le loro parole debordano dalla carta; l'intelligenza di Francesca, il coraggio di Paolo, la follia di Gianciotto mi hanno tenuta davvero incollata alle pagine e ho avuto un senso di vuoto nel doverli lasciare andar via, quando sono arrivata alla fine. Ho avuto l'impulso di cominciare a rileggerla tutta daccapo, come mi capita spesso dopo aver finito di leggere un cartaceo che mi ha colpito e appassionato. Credo sia la seconda volta che mi capita con una storia Wattpad.



☀️AMBIENTAZIONE E ACCURATEZZA DEL CONTESTO STORICO


Ci sono delle ammissibili licenze su alcuni personaggi della storia, le cui figure vengono volutamente romanzate, ma non li considero errori, dato che io stessa adotto il medesimo espediente: giocare sui personaggi dove, purtroppo, le fonti storiche non ci aiutano granché, in modo da riuscire a lavorare con la nostra fantasia e al tempo stesso non discostarsi troppo sulla realtà dei fatti. Su Paolo e Francesca sappiamo molto poco, così come non molto si sa sugli altri personaggi principali (non sappiamo chi sia la moglie di Malatestino, per esempio, oppure abbiamo soltanto il nome di Orabile Beatrice, la moglie di Paolo, e nient'altro sulla sua vita). Anche i personaggi di fantasia sono inseriti bene, mescolandosi in modo omogeneo a quelli realmente vissuti. Andelon ha raccolto tutte le fonti storiche che poteva e si è servita delle conoscenze di Trotula de' Ruggiero, una delle prime donne medico in Italia, attiva nella scuola medica salernitana e autrice di del "De passioniubus mulietum ante in et post partum", una delle opere che hanno dato il via all'affermazione dell'ostetricia e della ginecologia nella scienza medica. Mi ha fatto piacere ritrovare non solo lei, ma anche Ildegarda di Bingen, una monaca di grande talento: consigliera politica, musicista, erborista, perfino cosmologa. Non ci sono abbondanti riferimenti agli eventi storici degli anni, ma il lettore ha cognizione solo di quelli che effettivamente sono utili ai fini della trama, come i fatti relativi alla travagliata elezione di Martino IV al soglio pontificio, che hanno portato Paolo e Francesca a una separazione dolorosa. L'autrice si è inoltre documentata sulla medicina araba, sulle piante medicinali e tintorie dell'epoca, dimostrando di sapere come venivano utilizzate.

Sono incerta soltanto sull'uso del laudano, perché credo che le varie miscele conobbero un utilizzo largo a partire dal XVII-XVIII secolo: ciò che Paracelso chiamava "laudanum" si è poi scoperto che avesse in realtà poco o nulla a che vedere con l'oppio. Non abbondano le descrizioni ambientali, ma in compenso l'autrice inserisce delle ricette tipiche dell'epoca, come quella dei biscotti al vino cotto e miele, o del budino alle mandorle. La cucina è un aspetto che mi ha sempre interessato, perché la ritengo parte integrante della cultura e delle tradizioni dell'epoca: sono appassionata di pasticceria (anche se non abile quanto vorrei), quindi capisco il tuo bisogno di inserirle, perché anche io non resisto alla tentazione di dare un "assaggio" della cucina dell'epoca nei miei scritti. Amo il valore sociale che la tua storia possiede: "Noi che tignemmo il mondo di sanguigno" è un inno alle donne e alle loro infinite potenzialità. È una denuncia cruda della violenza domestica che accade sotto i nostri occhi ancora oggi. Francesca è simbolo di ogni donna seviziata, Concordia di ogni figlia bistrattata, maltrattata, dimenticata. Non sai quanta speranza mi ha infuso leggere il tuo scritto, sapere che altri possano leggerlo e continuare a farci sentire. Perché ogni essere umano, uomo o donna che sia, ha diritto a una vita piena e libera, ha il diritto di crescere, di studiare, di brillare. Invece viviamo ancora in un mondo dove le bambine sono spose, dove i bambini lavorano tra i rifiuti. È giusto e sacrosanto che il loro grido diventi il grido di tutti.


☀️TRAMA E PERSONAGGI


Unisco i due punti, perché la tua trama è anche l'esplorazione del mondo interiore di Paolo e Francesca. È infatti attraverso i loro pensieri, le loro emozioni che il lettore vive in prima persona lo svolgersi di tutte le vicende. Devo ammettere che il primo impatto non è stato facile: non sono un'amante della prima persona, soprattutto poi in un romanzo storico: di solito trovo l'uso della prima persona una prospettiva fortemente limitante, specie quando si vuole ricreare un contesto e un'ambientazione il più possibile completa. Tu invece sei riuscita a farmi cambiare piacevolmente idea. Ero immersa nelle emozioni dei tuoi protagonisti, condividevo i loro pensieri, le loro scelte e le loro sofferenze. Tra tutti, Francesca è quella che ha l'evoluzione maggiore: passa dall'essere una fanciulla innocente e ingenua a diventare vittima della follia e della violenza di un marito imposto. La descrizione del dolore che si porta dentro, di come si senta una bambola rotta dopo tutte le ingiustizie e le torture subite, è verosimile e magistrale. Così come è credibile la forza immensa che trae dall'amore per Paolo. Non posso che condividere il tuo punto di vista: l'amore per il nostro compagno/a di vita, per la nostra famiglia, è spesso l'unica cosa che ci salva, o almeno, è stata l'unica cosa che ha salvato me in tante situazioni, è il motore che guida ogni mia azione. Il lettore conosce Francesca ragazza e la lascia donna, provata dai segni di una vita che le ha riservato soltanto abusi. Eppure non perde mai la speranza, l'umanità. La voglia di curare e di prendersi cura. Se dovessi immaginarla ora, la vedrei votarsi corpo e anima alla costruzione della sua città ideale, con Paolo al suo fianco. Hai avuto la forza di affrontare il tema della sensualità femminile e dell'erotismo, un argomento che per molte donne è ancora un tabù. E invece qualunque ragazza o donna dovrebbe prendere confidenza con il suo corpo, conoscerlo e amarsi di più. E perché no, anche lasciarsi andare: perché in fondo la sessualità femminile non è e non può essere sempre ed esclusivamente relegata alla maternità, una dimensione che all'epoca era considerata l'unica strada per una ragazza che non prendesse i voti. Mi hai fatto riflettere molto anche su quanto la religione debba fare ancora grandi passi nel comprendere che la sessualità non è e non potrà mai essere finalizzata in via esclusiva alla procreazione, e questo vale per entrambi i sessi. Ho gradito anche che tu abbia affrontato il tema della violenza sessuale maschile, perché esiste, ed è una realtà a volte difficile da comprendere, in primis per l'uomo che la subisce, e poi anche per la società. Anche Paolo ha un percorso di maturazione: piegato e oppresso come Francesca dalle convenzioni sociali rigide dell'epoca, in modo del tutto sorprendente è lui a compiere il passo necessario per salvare l'amata dalla spirale di pazzia del fratello e cominciare con lei una vita felice. Riesce a farsi perdonare in pieno l'inganno del matrimonio per procura, diventando il più tenero, protettivo e passionale degli amanti. Vive uno stato di perenne abbandono all'Eros: il pensiero dell'amata non lo lascia mai, lo tortura e lo rende vivo allo stesso tempo. La verità è che entrambi i protagonisti vivono fuori dalla loro epoca, proiettati in una visione della vita e dell'amore che è più simile alla nostra contemporanea. Sei stata brava a rievocare il distacco nelle parole di Orabile Beatrice, quando tenta di combinare il matrimonio del figlio Uberto, o come Francesca venga denigrata dalla sua stessa famiglia per non aver dato un erede a Gianciotto. Ma tutti, non solo i due protagonisti, hanno una "peculiarità", per citare l'autrice: c'è Clorinda, la moglie di Malatestino, una donna riservata, ma ferma; c'è Orabile Beatrice, la moglie di Paolo, una donna fiera e orgogliosa. Hai tratteggiato bene anche Elione, l'ancella e forse l'amica più fedele di Francesca, disposta a dare il suo corpo e la sua vita per la sua signora. Anche l'antagonista, Verdiana, è lo specchio di come nessuno, nelle tragedie che coinvolgono i personaggi, abbia poi colpa: tutte queste donne, inclusa la piccola Concordia, si trovano imprigionate in un destino che non hanno scelto e che gli uomini hanno programmato per loro. E, a proposito di uomini, devo ammettere che Paolo è sicuramente l'unico della famiglia Malatesta ad avere il cuore al posto giusto. Malatestino mi ha suscitato delle emozioni contrastanti: se, da un lato, adoro il suo essere machiavellico e calcolatore, dall'altro rimane pur sempre un uomo figlio dei suoi tempi e un personaggio senza scrupoli, pronto ad avvelenare rivali politici senza battere ciglio, pur di ottenere ciò che vuole. La sua devozione alla salvezza del fratello, però, è encomiabile, nonostante tenti di separarlo da Francesca. L'unico che ha un cuore puro tanto quanto Paolo è Fernando, la cui vita viene tragicamente calpestata senza pietà tanto quanto quella dei due protagonisti.

E, infine, ultimo ma non meno importante, rimane proprio lui, Gianciotto. Provo emozioni forti nei suoi confronti, anzi, correggo il tiro: disgusto forte. L'unico momento in cui forse l'ho trovato meno orripilante è stato quando ha chiamato Francesco suo figlio, in onore della moglie, ma è stato uno sprazzo di normalità unico nel suo genere, l'eccezione che conferma la regola. Quello che più mi faceva ribrezzo era la consapevolezza che persone come Gianciotto esistono davvero. Non so se sarei stata capace di avere tutta la vocazione al martirio che ha Francesca: io al suo posto l'avrei ucciso nel sonno con un decotto corretto dopo qualche mese, altro che anni e anni di tortura (sì, lo so... sono estrema, ma lui se lo meriterebbe). Capisco però la preoccupazione di Francesca nel non volere che Paolo si macchi di fratricidio. Potrei sopportare di bruciare io all'inferno per l'omicidio di un folle barbaro stupratore, ma mai consentirei che questo accadesse al mio amato per colpa mia.

Sono stata felicissima, inoltre, di ritrovare un ospite molto speciale nel racconto. Qualcuno che ognuno di noi conosce e che hai tratteggiato in modo leggero, scanzonato. È bello immaginare che Paolo abbia incontrato Dante e che gli abbia ispirato l'opera che noi tutti oggi conosciamo e ammiriamo. Voglio chiudere quest'analisi con passaggio del Canto XV della Divina Commedia, dove Dante incontra il suo maestro, Brunetto Latini: riflette bene la devozione che il Sommo Poeta ha per colui che gli ha insegnato che la letteratura può rendere davvero un uomo immortale.


"Se fosse tutto pieno il mio dimando", rispuos'io lui, "voi non sareste ancora de l'umana natura posto in bando;

ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, la cara e buona imagine paterna di voi quando nel mondo ad ora ad ora

m'insegnavate come l'uom s'etterna: e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo convien che ne la mia lingua si scerna."





Congratulazioni, andeloncurse!


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