Anime Affini
- FireflyinTheMeadow
- 2 giu 2021
- Tempo di lettura: 10 min
Rieccoci, finalmente, a chiacchierare insieme sulla seconda storia di questa lista, "Anime Affini" di Mikki2298. Ammetto che quest'idea del servizio recensioni, nonostante a volte mi faccia venir voglia di tirare fuori la spranga con alcuni utenti maleducati, ha i suoi innegabili vantaggi. Creare il vincolo di impegno con l'autore da recensire è un modo per "obbligarmi" a non perdere l'abitudine alla lettura, nonostante gli impegni che si moltiplicano in modo esponenziale in questo periodo. Mi rende poi felice di sapere che gli autori, in questo caso Mikki, si fidano abbastanza da mettere nelle mie maldestre mani i loro scritti. È stata una lista fortunata: mi sono capitate due storie che ho letto davvero con molto piacere.
"Anime affini" è un romanzo storico ambientato nell'Inghilterra del 1880, nell'ultimo ventennio della celebre età vittoriana. I capitoli letti sono stati 16, su un totale di 16.
COPERTINA E SINOSSI
Se devo darti un consiglio per rendere la storia "vendibile" ed essere obiettiva al cento per cento, forse la cover non è proprio il massimo, né in termini di font, né in termini di appropriatezza al contenuto della storia. Però a me piace da morire, non so perché, ha qualcosa che mi attrae. Infatti ero già capitata per caso su "Anime Affini", una volta, ed ero rimasta particolarmente attratta dall'immagine, forse perché sono un'amante della natura, dei boschi e della campagna in generale. Se il tuo intento era evocare in qualche modo il fiume Misbourne, l'area collinare di Chilterns, il villaggio e la proprietà di dei nonni di Vincent ci sei riuscita, almeno con me. L'unico consiglio che mi sento di darti è magari quello di trovare un'immagine a risoluzione più elevata, perché per le piccole dimensioni su Wattpad sembra dare un effetto "sgranato", e di sostituire i font di titolo e del nome autore. Quest'ultimo in particolare, essendo scritto in bianco, si fa davvero fatica a leggerlo. Passo alla sinossi che, come sempre, riporto prima integralmente senza correzioni.
Inghilterra, 1880.
Vincent Jenkins è un giovane borghese tormentato da un oscuro passato. Freddo e razionale, si mostra indifferente al mondo che lo circonda. Sempre alla ricerca di novità che possano smuovere la sua vita dalla monotonia si imbatterà in Sophie, una ragazzina malata di umili origini completamente diversa dagli altri, dotata di una spiccata intelligenza e di un animo sensibile che lo colpiranno fin dal primo momento. Vedendo in lei del potenziale decide di portarla con sé, salvandola da una morte prematura, per istruirla. Presto Sophie diventerà l'unico spiraglio di luce e purezza nella sua vita fatta di peccati ma al tempo stesso si trasformerà nel suo peggior nemico in quanto finirà inevitabilmente per avvicinarsi troppo al suo cuore.
Nel complesso la sinossi funziona, nel senso che vengono presentati i due protagonisti e mi dici molto bene dove e quando è ambientata la storia, che è la cosa più importante. Ci sono però alcune imprecisioni di punteggiatura, qualche formula macchinosa e in alcuni punti forse sei troppo esplicita. Provo a riformulartela leggermente con qualche correzione, vediamo che cosa ne salta fuori:
☀️Versione 1
Inghilterra, 1880.
Vincent Jenkins è un giovane borghese, tormentato da un oscuro passato. Freddo e razionale, si mostra indifferente al mondo che lo circonda. Sempre alla ricerca di novità che possano distoglierlo dalla monotonia della sua vita, Vincent finirà con l'imbattersi in Sophie, una ragazzina malata di umili origini, ma dotata di una spiccata intelligenza e di un animo sensibile. Colpito sin dal primo istante dal suo potenziale, l'uomo decide di portarla con sé per istruirla, salvandola da una morte prematura. Sophie diventerà il suo unico spiraglio di salvezza o un nemico, quando finirà per avvicinarsi troppo al suo cuore?
☀️Versione 2
Vincent Jenkins è un giovane borghese, tormentato da un oscuro passato. Freddo e razionale, si mostra indifferente al mondo che lo circonda. Sempre alla ricerca di novità che possano smuovere la sua vita dalla monotonia, si imbatterà in Sophie, una ragazzina malata di umili origini, ma dotata di una spiccata intelligenza e di un animo sensibile. Colpito sin dal primo istante dal suo potenziale, l'uomo decide di portarla con sé per istruirla, salvandola da una morte prematura. Ma Sophie diventerà il suo unico spiraglio di salvezza o un nemico, quando finirà per avvicinarsi troppo al suo cuore?
Ti premetto che queste due sono mie parziali rielaborazioni, ma sei liberissima di non utilizzarle se ti fanno pena (non posso dire di amare particolarmente scrivere le sinossi, né di avere un talento per esse) o di modificarle come più piace, perché lo scritto è tuo ed è sacrosanto che rimanga tale. In sostanza non ho cambiato quasi nulla, ho tolto qualche frase un po' troppo lunga, messo un paio di virgole e modificato la chiusura finale, cercando di restare fedele il più possibile alla tua idea e al tuo stile. Tra la prima e la seconda versione cambia solo una frase, nella seconda ho cercato di minimizzare il mio intervento il più possibile. Ho pensato di chiudere con una domanda perché il dubbio è sempre un buon elemento per attirare, rispetto all'affermazione. Mi spiego un po' meglio: nella tua versione, con l'affermazione anticipi già al lettore che la vita di Vincent è fatta di peccati e che l'arrivo di Sophie lo farà penare, ma al tempo stesso lo salverà. Nella mia, il lettore non ne ha idea. Sophie potrebbe essere un nemico per Vincent perché lo metterà di fronte ai suoi limiti, stroncandolo definitivamente, oppure sarà la sua salvezza. Come lo faccio a scoprire? Semplice, leggendoti.
GRAMMATICA E STILE
*Prepara i teli per non sporcare il foglio Word col sangue dell'autrice in questione.
No, scherzo, dai. In verità non so bene cosa sia potuto accadere, perché i primi capitoli sono abbastanza pieni di errori di punteggiatura, frasi costruite un po' male, ripetizioni e altre cose segnalate in linea per le quali ti ho abbondantemente scocciato (e ti chiedo pubblicamente scusa per essere stata insopportabile in alcuni punti), ma poi questi a un certo punto si diradano sempre di più, credo a partire dal capitolo 4 o dal 5, non ricordo con precisione, rendendo la lettura decisamente molto più godibile e accattivante. A volte ho letto anche più capitoli di seguito, proprio perché volevo sapere come andava a finire. Ho pensato che magari hai scritto la storia in momenti diversi, sospendendola e riprendendola quando avevi maggior consapevolezza, o che magari avevi revisionato solo alcune parti e altre no. In ogni caso, mi sento di darti un consiglio da amica: risistema le parti iniziali, perché ti penalizzano tanto e tu non te lo meriti, davvero.
Non ti rendono giustizia. Ti spiego il perché: avevo detto che mi ero già imbattuta nella tua storia, quello che ti preciso adesso è che avevo anche iniziato a leggere il primo capitolo, ma poi ho lasciato, proprio perché le imprecisioni mi rendevano impossibile apprezzare pienamente il tuo scritto. Ho sbagliato, avrei dovuto continuare e darti una possibilità, e sono stata davvero felice del fatto che tu mi abbia dato l'occasione di farti conoscere meglio, mi sarei persa una storia che valeva davvero la pena leggere. Per lo stile, l'ho trovato appropriato al contesto storico, se non per l'imprecisione del "tu" ai nonni di Vincent, e anche i dialoghi sono appropriati al periodo, ma su questi ci ritorno dopo. Nel complesso lo stile è poco articolato, parecchio macchinoso e immaturo nei capitoli iniziali, ma poi ha un salto notevole di qualità e appropriatezza nei capitoli successivi, diventando più fluido e più corretto.
AMBIENTAZIONE E ADEGUATEZZA AL CONTESTO STORICO
Da questo punto di vista non ho davvero granché da dirti, se non forse di approfondire le descrizioni ambientali, specie nei capitoli successivi, quando i due lasciano la capitale e Sophie giunge a casa di Vincent. Anche perché sei piuttosto brava quando le inserisci: la storia infatti si apre proprio con Vincent che si orienta molto bene negli slums, i bassifondi nefasti della Londra vittoriana. Devo ammettere che sei stata capacissima di ricreare, in pochi capitoli, l'ambientazione dell'inferno che erano quei luoghi, con l'edificazione fuori controllo, data sia dall'aumento dell'andamento demografico di quegli anni, sia dall'abbandono progressivo delle campagne, legato all'industrializzazione massiva. Tornare a casa di Vincent catapulta il lettore in una realtà di tutt'altra natura, ma a parte alcuni cenni, poi gli spazi e le descrizioni ambientali si perdono un po', forse anche per una certa fissità delle ambientazioni, concentrate nell'interno della casa. Ti dirò, sarà per il nome del protagonista, però a un certo punto, per i colori cupi dell'inizio, e per alcune scene, mi sono venuti in mente i quadri di Van Gogh. In particolare, mentre leggevo l'incontro di Vincent e Thomas al Red Lion, ho avuto una visione del "Caffè di notte". Mentre Vincent e Martha parlavano, non so perché ho pensato alla "Notte stellata sul Rodano". Comunque, ci sono alcuni riferimenti ai luoghi quando i due stanno per giungere insieme alla tenuta e Vincent spiega a Sophie dove si trova, c'è il rito immancabile del tè e qualcosa sulle festività natalizie che erano molto, molto sentite in età vittoriana. Sarebbe bello se tu riuscissi ad aggiungere qualcosina in più sugli ambienti esterni alla casa e anche sugli arredamenti, sugli abiti dei personaggi e sulle tradizioni dell'epoca. Mi rendo ovviamente conto che la dimensione dominante in questa storia è quella prettamente psicologica, ma in ogni caso non credo che annoieresti, anzi, aiuteresti il lettore a immergersi ancora di più in quello che era il modo di vivere del tempo, sottolineando le profonde differenze che la campagna aveva rispetto alla caotica e sporca capitale. E adesso, passo al punto che non vedevo l'ora di recensire, cioè i dialoghi. Sono bellissimi, davvero. Sono la parte che mi piace di più della tua storia. A volte faticavo a distinguere se erano tue riflessioni, o quelle dei personaggi, ma in ogni caso denotano una grande sensibilità, un animo riflessivo e uno spirito critico e attento a ciò che lo circonda. L'intera storia in realtà si regge moltissimo sull'introspezione, sul dramma personale di Vincent, e a volte rimanda a riflessioni di carattere filosofico, sulla fede, sull'amore, sulla vita e sulla morte. Riporto ai lettori alcuni stralci di uno dei miei momenti preferiti, l'incontro tra Sophie e Vincent, per dare loro l'idea dei contenuti, ma ce ne sono davvero tanti meritevoli di una menzione.
"Temete la morte, Sophie?" domando tutt'a un tratto Vincent, avvicinandosi di più a lei e guardandola dall'alto in basso.
"Certamente. Esiste creatura che non la teme, signore?"
"Ottimo quesito. Temiamo ciò che non conosciamo, come un bambino teme quello che realmente non vede, ma immagina nel buio. Temiamo ciò che deriva dalla nostra ignoranza e tendiamo a generalizzare tutto, nel bene o nel male. Ma chi può dire quale di queste due cose sia veramente la morte? Io credo che nella morte ci sia qualcosa di meraviglioso, mi piace pensare che la nostra anima non sia più reclusa nella gabbia delle nostre carni, che sia libera, lontana dai peccati del corpo."
Ecco, nel leggere alcuni passaggi io mi sentivo esattamente come Vincent quando ha incontrato Sophie per la prima volta, colpita ed elettrizzata dal loro bellissimo confronto davanti alla scacchiera. Tra parentesi, gli scacchi sono un gioco di puro intelletto, e ho amato che il loro primo incontro si sia svolto durante la partita. Credo sia proprio quella la scena che mi ha conquistata, il punto che mi ha fatto pensare "Sì, questa storia per me vale e si merita una recensione che le renda giustizia." Anche i dialoghi con Martha in apertura sono molto profondi, densi di significato.
TRAMA E PERSONAGGI
Di solito separo i due aspetti nella recensione, ma qui li unisco per una ragione ben precisa. In effetti, gli eventi fattuali riscontrati sono pochi, almeno in questa prima parte: Vincent conosce Sophie, la porta a casa con sé e le consente di studiare, con una clamorosa "terapia d'urto" per il protagonista nel finale, che non menziono per ovvi motivi, ma che entrambe sappiamo. La vera evoluzione di questi capitoli (che a quanto ho capito sono parte di un primo arco narrativo, che si chiude con un salto temporale di qualche anno), sta nelle mutazioni e nel tormento dell'animo di Vincent. Rispetto a Sophie, che conserva l'ingenuità, la semplicità e la purezza dell'infanzia pressoché inalterate, è Vincent a evolversi di più in questa parte. Sono curiosa di sapere come andrai a gestire il secondo arco narrativo, perché lasci chiaramente intendere sul finale che Sophie non è più una ragazzina, ma ha sedici anni. E qualcosa mi dice che ne vedremo delle belle.
A questo proposito, autrice, ho notato che sei ferma da un bel po', più precisamente dal 9 ottobre 2019. Che ne dici di aggiornare? Sia chiaro che no, non ti sto pressando perché voglio sapere come finirà, nel modo più assoluto. Perché dovrei forzarti ad aggiornare? Non lo farei mai, non sarebbe corretto importi di aggiornare.
Entrambi i protagonisti, Vincent e Sophie, sono caratterizzati molto bene. La personalità di Sophie è ben definita, statica quasi, come dicevo sopra. Forse è un po' troppo precoce in alcune sue riflessioni ed espressioni, dato che ha dodici anni, ma del resto l'hai descritta come molto più matura della sua età. Se posso, magari potrebbe aiutare aggiungere qualche passaggio in più sulla mancanza che prova per il padre, dato che lo ama molto. L'espediente della cartolina è ben studiato, ma forse far deviare una o due volte di più i suoi pensieri verso suo padre può metterti al riparo dalle critiche. Vincent è più ombroso, tormentato, inquieto. A più riprese i suoi modi di fare sono strani, a tratti anche inquietanti: sfiorano, se non proprio superano, il patologico. Alterna una mente lucida e acuta a stati di confusione e tormento, per via dei suoi drammi personali, che sospetto non siano riconducibili solo alla sua infanzia, nonostante tutto ciò che ha comportato. Credo sia questo quello che lo rende enigmatico, il fatto di essere così sfaccettato, contraddittorio e imprevedibile nelle sue reazioni. Rifiuta qualsiasi forma di coinvolgimento emotivo, come se disprezzasse il bene che ha dentro di sé, facendo qualsiasi cosa per farsi detestare, come arrivare a compiere ciò che ha fatto nel finale, ben consapevole che Sophie fosse lì e avesse visto tutto. In fondo lei è una ragazzina di dodici anni. Non posso dire nulla esplicitamente in questa sede, per non anticipare nulla a chi legge, mi limito a fargli notare solo che in Italia oggi, le sue azioni corrispondono a un reato preciso che si chiama "corruzione di minore". Prova vergogna, repulsione verso se stesso e ciò che ha fatto, teme di essere giudicato per i suoi errori. Non riesce a gestire la sua bontà, la sua sensibilità. Lo spaventa forse, perché amare qualcuno ti rende tanto forte quanto vulnerabile. E sappiamo bene cosa è successo l'ultima volta che Vincent ha voluto bene a qualcuno.
Anche qui, se dovessi pensare ai suoi stati d'animo, non posso non immaginare le pennellate inquiete del pittore olandese suo omonimo. Gli altri personaggi, come Thomas, Emily, Martha, sono marginali, ma comunque ben descritti nelle loro personalità. Soprattutto Martha, forse perché ha in sé l'intelligenza che tanto attrae Vincent, anche se non ha un'opportuna istruzione.
La mia analisi finisce qui. Spero che tu sia soddisfatta della recensione, perché mi sono resa conto di averla scritta un po' di getto, presa dall' entusiasmo. Ho accostato queste immagini perchè rispecchiano bene come io ho immaginato sia l'ambientazione, sia i protagonisti. Se ti piacciono, te le mando via e-mail.

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