top of page

Cosa ci accade dopo la morte?

  • Immagine del redattore: FireflyinTheMeadow
    FireflyinTheMeadow
  • 16 giu 2021
  • Tempo di lettura: 12 min


Vademecum di tanatologia per scrittori



DISCLAIMER MOLTO, MOLTO, MOLTO IMPORTANTE: IL PRESENTE ARTICOLO CONTIENE IMMAGINI FORTI, NON ADATTE A UN PUBBLICO SENSIBILE. NON PROSEGUITE SE SIETE FACILMENTE IMPRESSIONABILI.


Eccoci qui, con il primo articolo di questa nuova rubrica che ho deciso di aprire. Lo devo ammettere: mi sento proprio bene con me stessa. Sono rassicurata, perché a quanto pare non sono l’unica ad avere un’insana passione per procurare l’afflizione dei miei (sparuti) lettori: più soffrono, meglio è. E se magari scappa che qualche personaggio “casualmente” ci rimetta le penne, ben venga…


Possibilmente dopo atroci sofferenze. Capitemi, da qualche parte devo pure riversare le mie frustrazioni e le mie fantasie socialmente poco accettate di mettere (per sempre) al tappeto i seccatori.


Scherzi a parte, ritengo personalmente che la morte di un personaggio, all’interno di una storia, debba avere un suo preciso messaggio e contesto. Anzi, se proprio devo essere onesta, poco mi piace la spettacolarizzazione della morte che tanto sta andando di moda in questo periodo in alcuni libri e serie tv. Si potrebbe aprire un dibattito enorme sulla ricerca autoriale di puro e semplice sensazionalismo che ho letto su tante storie Wattpad, ma vi limiterò a dirvi la mia idea: la morte di un personaggio, buono o cattivo che sia, è una cosa seria. È spesso il primum movens di una storia, o l’evento che segna il suo lieto/tragico epilogo finale.


La morte deve quindi avere un senso ben preciso, un significato, un messaggio importante nell’ottica di una narrazione. Nulla mi infastidisce più di vedere l’autore che fa sparire personaggi per sport. Soprattutto poi quando parla dei fenomeni post-mortem senza saperne nulla o peggio, quando scrive un giallo e affronta i dettagli di patologia forense in modo errato o lacunoso.


Perciò, quando dico che la morte è seria, intendo dire che se proprio il vostro eroe o il cattivo deve stendere le cuoia, è giusto che lo facciate morire come si deve.

Così, dopo aver vagabondato a lungo su Wattpad e aver letto di cadaveri ritrovati dopo due mesi che profumano più di me quando mi faccio lo shampoo al cocco, corpi impiccati con colli armoniosi come cigni e annegati che respiravano ancora a pieni polmoni, ho deciso di provare a spiegarvi qui che cosa succede dopo la morte.


Che sia chiaro: questo non è un trattato di medicina legale. Se dovessi scrivervi tutto lo scibile immaginabile sui fenomeni post-mortem, ne verrebbe fuori un’enciclopedia. Lo scopo di questo articolo è quello di darvi delle idee generali, una sorta di guida che può esservi utile a descrivere a grandi linee le tempistiche e l’aspetto di un corpo nei vari stadi della sua decomposizione. A questo scopo, ero dibattuta se mettervi o meno delle immagini, ma poi ho pensato che fosse la cosa migliore da fare. Guardando si impara… soprattutto in questi casi.


Ma partiamo dalle basi. La vera domanda è: quand’è che, di fatto, si muore?


Potrebbe sembrare una domanda stupida, ma vi assicuro che non è affatto così. E lo capirete meglio quando affronterò il tema, nel prossimo articolo, della differenza tra morte cerebrale, coma e stato vegetativo. Per ora vi basta sapere che la medicina legale e la legge n°578 del 1993, ci danno una definizione ben precisa dell’evento:


“La morte è la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo.”


Ma perché studiamo cosa accade dopo la morte? E a cosa ci serve, a parte evitare alla sottoscritta un infarto mentre legge le vostre insanie?


La branca che in Medicina Legale si occupa dell’accertamento della realtà della morte e dell’interpretazione dei fenomeni correlati a essa, prende il nome di Tanatologia. Quest’ultima ha sostanzialmente due fini:


I. Andare a studiare tutte le alterazioni chimico-fisiche e morfologiche del cadavere, facendo attenzione a individuare tutti i fattori che sono in grado di modificare l’evoluzione della decomposizione, ma anche i tempi in cui questi avvengono. In altre parole, l’obiettivo del medico legale in questo caso è quello di stabilire in primis con certezza che l’individuo in questione è morto (tanatodiagnosi) e poi anche determinare quando il decesso è avvenuto (tanatocronologia). È ovvio che decidere la fascia oraria in cui avviene un decesso è fondamentale, soprattutto nei casi di morte violenta, come mamma CSI ci insegna. Tenete presente però che tra quello che vedete in TV e quello che realmente accade in sede di autopsia giudiziaria c’è una differenza abissale. Il medico legale non può fare i miracoli: quando si parla di epoca di datazione della morte si fa riferimento a intervalli temporali che vanno dalle poche ore ai giorni, se non addirittura settimane. Questo perché ciò che ci accade dopo il decesso è legato a una miriade di fattori sia interni legati alla persona, sia esterni, legati all’ ambiente circostante. Il giudizio tanatocronologico è un giudizio probabilistico e non dimenticate mai una cosa fondamentale: è il medico legale che deve tenere conto dei dati circostanziali riferiti dagli inquirenti durante le indagini, mai il contrario.


Che vuol dire? Ve lo spiego in modo semplice: poniamo che, nella vostra storia, il medico legale dica all’investigatore che, sulla base delle sue osservazioni, il signor Sempronio è stato ammazzato di domenica, probabilmente tra le 6 e le 11 del mattino. Se però ottanta parrocchiani, il parroco e pure le telecamere di sorveglianza della banca vicina alle 10 di quella stessa mattina inquadrano Sempronio che va in chiesa e che ritorna alle 13, le cose sono semplicemente due: o il medico si sbaglia, o c'è un gemello di troppo, o in realtà Sempronio si chiama Lazzaro. Ovviamente è un caso estremizzato e grossolano, ma quando scrivete state molto attenti a non cadere in incongruenze, specie quando incrociate i dati di indagine con quelli medico-legali. Io vi vedo. E vi giudico.


II. Altra finalità della tanatologia è quella di individuare le “docimasie dell’agonia”, cioè i segni di agonia: tutte quelle alterazioni dei tessuti, degli organi, delle funzioni vitali (respiro, circolo) e le variazioni dei livelli di ormoni che si verificano durante l’agonia. Anche queste possono essere utili per stabilire la durata dell’agonia e quindi orientarci con più sicurezza sulla datazione della morte.


I fenomeni post-mortem vengono distinti, dunque, in due grandi categorie:


I. I fenomeni abiotici (o negativi): vengono distinti in immediati e consecutivi. I fenomeni consecutivi sono tre, importantissimi: il raffreddamento del corpo (algor mortis), le ipostasi cadaveriche (livor mortis), l’irrigidimento del cadavere (rigor mortis). Questi tre li dovete ricordare bene quando scrivete, perché sono quelli che fanno dire con certezza al medico legale che il paziente è morto e sono questi segni che si vanno a studiare per dare un primo ed estemporaneo giudizio sulla datazione.


II. I fenomeni trasformativi: come dice lo stesso nome, sono legate alla trasformazione che il cadavere subisce sia per processi interni all’organismo, che per l’azione esterna. Vengono distinti in fenomeni comuni (autolisi, autogestione, putrefazione) e fenomeni speciali (macerazione, saponificazione e corificazione).


Ve li metto in schema, così è più facile ricordarvelo.






Se siete sopravvissuti a questa prima classificazione, congratulazioni… ma sappiate che è solo l’inizio. Adesso arriva la parte per stomaci forti.


I FENOMENI NEGATIVI: ALGOR MORTIS


Il nostro corpo non è un lingotto d’oro puro, ragazzi. Siamo fatti da tanti, tanti tessuti (ossa, sangue, grasso, muscolo). Dovete quindi partire dall’assunto che tessuti diversi, perdono calore a velocità diversa e che ci sono differenti fattori che possono influire sui tempi in cui il corpo si raffredda: questi possono essere sia intrinseci (che dipendono dalla persona), sia estrinseci, ovvero dall’ambiente. Quali sono i fattori intrinseci?


  • La costituzione corporea: più siamo grassi, più tendiamo a trattenere calore.


  • La temperatura del corpo al momento della morte: una cosa è morire assiderati in un gulag siberiano, una cosa è morire di sete nel Sahara. La mia temperatura corporea al momento del decesso sarà diversa.


  • Se sono gravemente ferito o ustionato, mi manca la pelle, ergo mi manca una copertura che mi isoli dell’esterno: il mio corpo si raffredderà più in fretta.


  • La sottigliezza della mia cute: la pelle sottile delle vostre nonne anziane non è la stessa del vostro papà.


  • La modalità in cui muoio. Un conto è morire dissanguati, un conto è venire carbonizzati.


E l’ambiente? I fattori esterni, quali sono?


  • La temperatura dell’ambiente esterno;

  • Se l’ambiente è umido, o secco, ventilato;

  • Se indosso degli indumenti


Come linee temporali, ricordate che, in linea di massima:


  • Entro 3-4h, la temperatura scende di mezzo grado all’ora.

  • Entro 5-12h, la temperatura scende di un grado all’ora

  • Entro 12-24h, la temperatura scende di ¾, di ½ grado e di ¼ di grado ogni ora. Dopo le 24h la temperatura del cadavere è uguale alla temperatura ambiente.


Se proprio volete fare i fighi, ricordate che in medicina legale si utilizza un modello matematico, una sorta di algoritmo che prende il nome di Nomogramma di Henssge, per effettuare una datazione di morte il più possibile incrociando tutti i fattori che ho citato in precedenza: temperatura, peso, e fattori interni ed esterni.


I FENOMENI NEGATIVI: LIVOR MORTIS



Figura 1. Le ipostasi


Il livor mortis indica il fenomeno delle ipostasi cadaveriche. Ma cosa sono e perché si formano?


Sono accumuli di sangue, che si formano per gravità. I vasi della cute più profonda, il derma, si dilatano e lasciano filtrare il sangue verso la superficie. Ecco perché si formano sempre nelle regioni del corpo non sottoposte a compressione: se il cadavere è supino, gli accumuli si formano dietro la nuca, sulla schiena, sui lobi dell’orecchio, dove non si è a contatto col suolo o altri mezzi. Se invece il corpo è prono, accadrà esattamente l’opposto: le vedrete nella regioni anteriori del corpo. La posizione delle ipostasi è importante, anche per spiegare il decesso: nell’impiccato, ad esempio, le ipostasi si trovano spesso sulle mani e sui piedi, con aspetto “a guanto” e a “calza”.


Anche il colore è rilevante: sono inizialmente rosse-violacee, poi verdastre con la putrefazione, poi nere-brune in fase avanzata. Il colore delle ipostasi ci dice moltissimo anche sul decesso: nell’avvelenamento da permanganato di potassio sono blu, da cianuro rosse al centro e rosee in periferia, nell’avvelenamento da monossido di carbonio sono rosso ciliegia.


Ricordate che:

  • Entro le prime 10h dal decesso, le ipostasi sono “da replezione”, cioè da filtrazione/riempimento: se cambio posizione al cadavere, le ipostasi si spostano.


  • Dopo le 10h di immobilità, il sangue impregna ormai in modo stabile i tessuti: anche se cambio posizione al corpo, le ipostasi rimangono fisse.


I FENOMENI NEGATIVI: RIGOR MORTIS



Il rigor (la rigidità dei muscoli, tipica del cadavere) è il fenomeno più menzionato, ma è anche il più difficile da spiegare a chi non ha una minima base di conoscenza scientifica. Cercherò di fare del mio meglio per renderlo comprensibile a tutti.


Sappiate soltanto che, quando contraiamo il muscolo, banalmente, facciamo scorrere gli uni sugli altri due filamenti di due proteine importanti: l’actina e la miosina. I filamenti di actina, sotto stimolazione dei nervi, scorrono sui filamenti della miosina e si provoca così la contrazione muscolare. Per poter ancorarsi e staccarsi gli uni dagli altri, i due filamenti utilizzano una molecola importante, che prende il nome di ATP. Tutto questo meccanismo, in soldoni, funziona bene fintantoché siamo vivi e produciamo l’ATP: quest’ultima, infatti, consente tanto la contrazione, quanto il rilasciamento dei muscoli. Quando, dopo la morte, l’ATP non viene più prodotta, la miosina e l’actina non sono più in grado di separarsi, rimanendo attaccate, e quindi le fibre muscolari rimangono accorciate e irrigidite. Con l’avanzare dei processi di morte delle cellule (autolisi), i filamenti di actina e di miosina finiscono dopo un po’ per “distruggersi”, e si distaccano. Quando questo accade, termina la rigidità.


Quindi, in linea di massima:


  • La rigidità compare dopo 3-4h dalla morte (non prima!)


  • Si diffonde a tutte le articolazioni (prima ai muscoli più corti e spessi, come quelli della mandibola, delle dita, poi ai più lunghi e grandi) entro 7-12h.

  • La rigidità è massima entro 36-48h.


  • Scompare entro 72h dalla morte.


Anche qui, attenzione ai fattori interni ed esterni! Ricordate sempre che:

  • Più muscoli ho, più il rigor è intenso. Se la persona è anziana o denutrita, la rigidità è scarsa.


  • Se la temperatura è bassa, il rigor compare più tardi e dura di più.


  • Se la temperatura è alta, il rigor compare prima e dura meno.


  • Il tipo di morte influenza molto il rigor: nell’avvelenamento da stricnina o da pesticidi organo-fosforici, il rigor compare prima e si risolve prima. Lo stesso discorso vale se prima della morte ho un’iperattività dei muscoli: è una condizione molto comune, per esempio, in chi muore di male epilettico o per asfissia.

Siete ancora convinti di voler continuare questo viaggio macabro? Bene, allora andiamo al pezzo forte: i fenomeni trasformativi.




I FENOMENI TRASFORMATIVI



Come vi ho già spiegato, questi ultimi vengono classificati in comuni e speciali. I comuni sono quelli che accadono inevitabilmente a tutti, dopo la morte. Gli speciali si verificano solo quando il cadavere si trova in alcune condizioni ambientali.


I fenomeni comuni sono tre e consistono in:


I. Autolisi: senza andare troppo nel dettaglio, è un fenomeno di autodigestione delle cellule. Qui gli agenti esterni non c’entrano nulla, è un processo di autodemolizione cellulare.


II. Putrefazione: no, non è quella che pensate di vivere mentre aspettate che il prof vi chiami per l’orale. La putrefazione è l’insieme dei processi di degrado e sfacelo dei tessuti cadaverici, ed è dovuta sia alla decomposizione dei nostri tessuti, sia ai microrganismi che vivono a miliardi e miliardi, fuori e dentro il nostro corpo. Tipicamente, la putrefazione ha 4 fasi:


  • La prima viene chiamata fase cromatica: si manifesta di solito come una macchia verdastra sull’addome, verso destra. Compare entro le 18-24h d’estate e 3-8 giorni d’inverno.


  • La seconda (e più orrenda, secondo il mio schifato parere), è la fase gassosa. Tutti i gas prodotti dai batteri “gonfiano” letteralmente il cadavere, che assume un aspetto gigantesco, con un addome enorme e una “faccia negroide”. È orribile e per dirlo io, che “ho visto cose che voi umani non potrete mai nemmeno immaginare”, vuol dire che è ORRIBILE.


Figura 2. Fase gassosa


  • La terza è la fase colliquativa, dove i fenomeni gassosi (finalmente), terminano e i tessuti più molli si trasformano in liquidi giallo-bruni. Devo dire che anche questa parte non è proprio un bel panorama, ma è meglio del precedente. Il cadavere ha un ventre infossato e la cute nera. In genere va dai 2-3 mesi dal decesso e termina dopo 2 anni.


III. Le ossa sono più resistenti (questo già lo sapete) e sono le ultime a polverizzarsi: la fase finale di risoluzione di questi liquidi prende quindi il nome di scheletrizzazione e ha una durata molto variabile. In genere nelle casse di zinco ha un periodo che va da un anno e mezzo ai 4 anni.


Figura 3. La scheletrizzazione

Anche qui, sappiate che ci sono fattori come aria, temperatura, causa del decesso, la stessa presenza o meno di indumenti che cambiano di molto i tempi. In ogni caso, l’unica variabile che vi serve conoscere è la stagione: un’ora in estate equivale a un giorno in inverno. È impressionante, se ci si pensa.



I FENOMENI CADAVERICI SPECIALI



A questo punto, però, prima di continuare, la domanda è d’obbligo. Come state?

Se il vostro stomaco è in condizioni accettabili, direi che è il caso di andare a descrivere gli ultimi fenomeni cadaverici: quelli speciali. Sono quattro:


I. Saponificazione: è un fenomeno che dovete tenere a mente, perché è tutt’altro che speciale, specialmente se intendete descrivere i corpi in acqua. Infatti si verifica proprio nei cadaveri rinvenuti in acque fredde e umide, dove, lo ricordiamo, i fenomeni putrefattivi sono molto più lenti. La saponificazione è dovuta proprio al contatto prolungato e alle reazioni che la cute ha con i sali o le basi alcaline dell’acqua, a seconda che sia dolce e salata: sulla cute si forma una sorta di cera, chiamata adipocera. Il cadavere è quindi untuoso, bianco-grigiastro e molto viscido. L’odore, poi, è tutto un programma. Ricordatevi però, che è un processo molto lento: inizia 1-2 mesi dopo la morte e si completa anche dopo un anno.


Figura 4. Saponificazione



II. Mummificazione: è un fenomeno che si realizza in condizioni opposte, cioè quando il clima è caldo e asciutto. In pratica, con una sufficiente ventilazione, il cadavere si disidrata. Non può avvenire, però, senza l’azione di alcune muffe idrovore (letteralmente, “che mangiano acqua”) ambientali. Si realizza in circa un anno di tempo.


Figura 5: mummificazione


III. Macerazione: si manifesta solo in feti morti trattenuti in utero, dove il liquido amniotico è sterile.


IV. Corificazione: anche questo è un fenomeno comune, perché si verifica spesso nei cadaveri chiusi in casse di zinco a tenuta ermetica, quelle usate di solito per la sepoltura. È caratteristica la trasformazione della cute in vero e proprio cuoio.


Quindi, riassumendo:


2 ORE DAL DECESSO: il cadavere è ancora “caldo” al tatto, con una temperatura tra 36 e 35 gradi, non presente rigidità muscolare né ipostasi. Ha le pupille dilatate, ci può essere incontinenza.


TRA 2 E 5 ORE DAL DECESSO: temperatura rettale scende di 0,5°C all’ora; le ipostasi scompaiono alla digitopressione ed al cambio di posizione; la rigidità apprezzabile ai muscoli del volto e ai muscoli della nuca.


FRA 5 E 12 ORE DAL DECESSO: T scende di 1°C all’ora, rigidità diffusa che, se vinta, tende a ripristinarsi; le ipostasi sono complete, ancora parzialmente scomparenti alla digitopressione. Se si cambia la posizione del cadavere, si formano ipostasi in due differenti sedi.


FRA 12 E 24 ORE DAL DECESSO: la temperatura del corpo è uguale a quella dell'ambiente. Le ipostasi sono fisse, e la rigidità è diffusa, non ripristinabile se vinta.


FRA 24 E 48 ORE DAL DECESSO: compare la macchia verde putrefattiva; le ipostasi sono fisse e la rigidità in via di risoluzione.


OLTRE LE 48 ORE DAL DECESSO: ipostasi fisse; accentuazione della macchia verde; presenza di larve; rientramento (enoftalmo) dei bulbi oculari.


OLTRE 1 SETTIMANA DAL DECESSO: cadavere di aspetto gonfio, distensione addominale e toracica; enoftalmo; colorito bruno-verdastro.



Ragazzi, il nostro viaggio finisce qui. Ho fatto del mio meglio per cercare di essere completa, utile e non troppo prolissa, ma non so se ci sono riuscita. Mi sono resa conto che non sono argomenti facili da spiegare, soprattutto a un pubblico profano e non abituato a certe realtà. Spero poi di aver trattato queste tematiche col rispetto che meritano, perché se si può e si deve ridere della morte, non si ride mai dei defunti. Fatemi sapere (con molta onestà), cosa ne pensate: se siete scioccati, interessati, se come divulgatrice faccio pena, se ho sbagliato qualcosa (soprattutto questo). Si potrebbe affrontare la parte della patologia forense (che è la mia parte preferita, a dire il vero) e quindi parlarvi di lesioni di arma da fuoco, d’arma bianca e delle asfissie meccaniche violente, come l’annegamento accidentale e omicidiario, lo strozzamento, lo strangolamento (che no, non sono sinonimi), l’impiccagione. Sono argomenti che possono esservi utili nella scrittura.


Vi lascio le fonti a cui ho fatto riferimento nei miei studi, se volete saperne di più:


  • Norelli, G. A., Buccelli, C., Fineschi, V. (2013). Medicina legale e delle assicurazioni. Italia: Piccin-Nuova Libraria.

  • Color Atlas of Forensic Medicine and Pathology, Second Edition. (2015). Stati Uniti: Taylor & Francis.

  • Simpson's Forensic Medicine, 14th Edition. (2019). Regno Unito: CRC Press.



1 Comment


Lucia Cappuccio
Lucia Cappuccio
Jun 16, 2021

Articolo ben scritto e incredibilmente utile. Non era una sfida facile raccogliere in "poche" righe tutto quello che c'è da sapere sull'argomento. Credo che uno scrittore che abbia a che fare con casi di omicidi dovrebbe tenere questo tuo articolo sempre sulla scrivania!

Davvero ottimo, lo consiglio a tutti i curiosi!

Like

Iscriviti per ricevere tutti gli aggiornamenti!

Grazie per l'iscrizione!

© LaFleurdeLys.

  • Facebook
  • Twitter
bottom of page